
Intervista "ecologista" a Linus del 1982
Sempre alto, con la voce reboante, affabile, con i jeans e la collana freak,
Francesco Guccini risponde alle nostre domande seduto di fianco a noi, in una
saletta del teatro Ariston di Sanremo. Qui, insieme a lui, sono convenuti vecchi
e nuovi cantautori, per l'annuale rassegna musicale dedicata a Luigi Tenco. E
mentre dalla sala del teatro ci giunge la voce di Davide Riondino, iniziamo
questa intervista un po' insolita con il nostro antisociale, che gia' da tempo
odia guerre ed armamenti ed il miracolo economico. Vogliamo chiedergli cosa ne
pensa dell'ecologia e qual'e' il suo rapporto con la natura, visto che vive per
molti mesi all'anno in montagna, in quel di Pavana.
D: Nel periodo in cui l'Enel minacciava continuamente tagli alla corrente
tu sei uscito con la canzone Black Out, l'hai scritta in risposta a quelli
dell'Enel o per altri motivi?
R: L'Enel non c'entra. C'entrano invece le condizioni climatiche di
Pavana e le linee vecchie della corrente; d'inverno i fili, carichi di neve, si
rompono e qualche volta siamo rimasti anche tre o quattro giorni senza luce.
D: Non ti vogliamo qui dare la patente di cantautore ecologico ma, visto
che nelle tue canzoni spesso ci sono dei riferimenti alla natura, questo tuo
amore da cosa deriva?
R: Io amo la natura perche' sono cresciuto in montagna e vado molto
spesso in mezzo ai boschi. Odio il turista che va a funghi e distrugge quello
che puo'. Penso che purtroppo noi italiani non rispettiamo la natura forse
perche' e' da poco che siamo usciti dalla civilta' contadina (ognuno di noi ha
alle spalle un antenato contadino, basta andare indietro di due o tre
generazioni) ed i contadini per il loro stesso mestiere non la amano.
D: Ma il tuo ritorno in campagna e' da intendere come fuga dalla citta'?
R: Il mio non e' stato un ritorno, ho sempre avuto dei legami molto
stretti con Pavana, e lo facevo naturalmente anche quando non era di moda andare
in campagna. Credo di avere vissuto gli anni piu' belli della mia vita nella
casa dei nonni in montagna, dove ho abitato fino ai cinque anni e poi nei
periodi estivi. Di quella casa con il mulino e autosufficiente quasi in tutto
rimpiango soprattutto la serenita' che vi si respirava.
D: Sulle tematiche ecologiche attuali c'e' polemica. Della caccia, ad
esempio, cosa ne pensi?
R: Sono un anticacciatore feroce, non mi piace vedere e sapere che c'e'
gente che uccide e a tal proposito vi racconto un episodio. Anni fa c'era in
Pavana, come ogni estate, la festa del cacciatore. Io con altri amici andammo a
contestarla; sapete, eravamo molto giovani e ne nacque un piccolo scandalo
locale. Da allora non l'hanno piu' fatta anche se sono rimasti i cacciatori.
D: E delle centrali nucleari?
R: Ve n'e' una a due passi dal mio paese: quella del Brasimone. Ma vi
confessero' che per pigrizia non mi sono mai informato sui termini della
questione. E poiche' prima di parlare di un argomento mi piace documentarmi, in
questo caso mi astengo dal giudizio, anche se, per naturale simpatia sono
portato a pensarla come gli ecologisti.
D: A cosa saresti disposto a rinunciare della cosiddetta societa' dei
consumi?
R: Guardate, io non ho mai preso la patente. Anzi faro' domanda per
essere protetto dal WWF come specie in estinzione, essendo uno degli ultimi
europei senza patente. Mentre mi risulterebbe difficile, per uno come me che ha
vissuto nel periodo in cui non cerano ne' il frigo, ne' soprattutto il
riscaldamento in casa, rinunciarvi ora, memore dei freddi polari e delle corse
dal letto fino all'unico ambiente riscaldato che era la cucina. Invece potrei
fare benissimo a meno delle lattine, delle scatolette e della plastica che non
uso; anzi mi meraviglio che non si faccia un uso maggiore delle bottiglie di
vetro che possono essere recuperate.
D: Prima accennavi a un tuo interesse particolare verso le erbe. Da cosa
e' nato?
R: Alcuni anni fa, passeggiando in un bosco, mi sono reso conto di non
conoscere i nomi di alcuni fiori ed erbe e da allora mi diletto a coltivare
della menta e delle erbe alimentari. Adesso, quando prendo della salvia o del
rosmarino per fare qualcosa da mangiare, quasi mi dispiace strappare le foglie.
E uno degli sforzi maggiori che faccio con mia figlia e' di metterle in testa
che i fiori si guardano e basta. Tengo a precisare che non mi definisco
assolutamente un erborista.
D: Adesso facciamo un gioco e immaginiamo di costruire una societa' dove
il rapporto uomo-natura non e' piu' di sfruttamento. In Italia cosa faresti?
R: Mah! Ci vorrebbe una maggiore educazione al rispetto della natura,
attraverso le scuole e la stampa. Guardate che la diseducazione degli italiani
verso la natura si nota ad esempio nell'amore non sempre giustificabile per le
conifere anche in posti dove le conifere non c'entrano per niente. Come davanti
a casa mia, dove troneggia un gigantesco cedro del Libano piantato dai vecchi
inquilini durante la festa dell'albero. E a proposito di conifere, vi
raccontero' una storia che forse non e' tutta leggenda. Mussolini spingeva molto
per far piantare gli abeti perche' sperava che l'abete, abbassando la
temperatura, anche se di pochi gradi, rendesse l'italiano e in particolare
quello meridionale piu' nordico, quindi piu' tedesco.
D: Ancora una domanda. Saresti disponibile a una campagna ecologista?
R: In teoria si'; in pratica no perche' sono di una pigrizia
inenarrabile. L'ultima che ho fatto e' stata quella per il divorzio.
Lasciamo l'ultimo europeo senza patente forse con il rammarico di non avervi
potuto trasmettere anche la passione con cui ci ha parlato della natura o
l'incazzatura verso i predatori della domenica. Ma questo l'inchiostro lo
concede solo ai poeti come lui.
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