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A Pavana con Francesco!
di Massimo Volpi

Prendo in mano il mio libro che mi ero portato a Pavana e che mi e' servito come diario di questi due giorni e mezzo (con l'eta' si tende a dimenticare) e sono pronto a raccontarvi quello che mi e' successo.
Partenza da Brenzone, ridente localita', si dice sempre cosi', del lago di Garda all'alba di venerdi' 18 agosto 2000.
Il mio amico Guerino che voleva partire intorno alle 7 si presenta a casa mia gia' alle 6,20 - fortuna che lo conosco e l'ho anticipato alzandomi alle 6 - quindi alle 6,40 siamo gia' partiti col risultato di arrivare a Pavana alle 9, praticamente l'alba con l'orario gucciniano.
Posteggiamo la macchina dietro casa e andiamo a berci un rosso (sic) e quindi andiamo a scaricare l'amarone che avevamo portato entrando dal vecchissimo portone di servizio che il giorno dopo si spacchera' e noi tenteremo inutilmente di riparare; come entriamo ecco mamma Ester con i suoi 87 anni portati benissimo che riconosce subito Guerino e si interessa al fatto che io faccia l'orologiaio parlandomi dei suoi vari orologi che funzionano male.
Ci dice che Francesco e Raffaella dormono ancora (ma no!) e ci da indicazioni per raggiungere l'agriturismo dove ci hanno prenotato una camera (matrimoniale).
Dopo aver preso possesso della camera torniamo a casa Guccini dove conosco Wolmer, un amico ventennale di Francesco, Andrea il figlio piccolo di Piero col quale mi metto a giocare a basket e due ragazze marchigiane di Fermo in attesa del risveglio; finalmente appare in pigiama, ci saluta, si intrattiene brevemente con le due ragazze e quindi ci invita in casa a bere il caffe' e a farci vedere un mulino in miniatura che gli hanno regalato perfettamente funzionante, un vero gioiello!
Arriva anche Raffaella che e' veramente carina e gentile e si decide di andare al lago di Suviana.
Quindi saliamo tutti sulla sua macchina - che guida ovviamente Raffaella - e appena usciti dal cancello subito siamo fermati da quattro persone che vogliono parlare con Francesco.
Qui apro una parentesi.
In due giorni pieni e una mattina ho visto personalmente 26 persone che si sono presentate a casa sua e tutti sono stati ricevuti e accontentati con foto (ne ho scattate qualcuna anch'io per loro) e dediche varie.
Tutti, o quasi tutti, si sono presentati dicendogli "ti ricordi di me?"
Io al suo posto avrei sclerato gia' da anni.
Comunque arriviamo sul lago e qui ho due visioni: la Raffa in costume ed il Guccio in costume...che non e' proprio la stessa cosa.
Conosciamo il tecnico del suono e un paio di altri loro amici e poi assistiamo alla calata nelle acque di Francesco (non trovo altre parole per descriverlo) che abbozza un tentativo di crawl ma poi si mette a fare il morto che con la prominenza ventrale accentuata dicono riesca meglio.
Dopo il bagno e i commenti alle notizie del giorno (2 quotidiani: la Repubblica e il Tirreno o la Nazione non ricordo) si va a pranzare noi cinque e scopro che a mezzogiorno lui beve coca (noi birra pero') quindi ritorno a Pavana per il riposino pomeridiano e appuntamento fissato alle sei con cena a casa loro.
Lasciati al giusto riposo i due colombi, ci dirigiamo al bar per riassaggiare quel rosso che tanto ci era piaciuto e qui incontriamo le due ragazze marchigiane viste in mattinata e, dato che avevano perso il pullman, ci offriamo di accompagnarle al loro campeggio.
Durante il viaggio la piu' carina ci dice che lei ogni tanto lurka ifmg ma che in realta' ammira il Guccio soprattutto come scrittore; in realta' mi dice anche dei progetti che avrebbe lei sul Maestrone ma qui si entra nel campo della privacy.
Dopo aver tentato invano di organizzare un incontro con Stefania e una bella doccia si torna a casa Guccini dove sono gia' arrivati i primi ospiti della serata, due inglesi: il marito Bill e' un acquarellista bravissimo - ci ha fatto vedere una quarantina di vedute di Pavana con strade e case veramente eccezionali - e la moglie e' un insegnante; hanno portato un paio di bottiglie giusto per cominciare.
Francesco li porta, orgoglioso, a vedere il suo mulino (quello in miniatura) e nel frattempo si presentano due visitatrici svizzere che saputo che noi eravamo amici di Guccini ci dicono "allora dovete assolutamente diventare nostri amici" ed io ho pensato che l'anno prossimo se posso mi fermo un po' di piu'. Alle sette si presenta una coppia (Piero e Luisa), e Wolmer mi sussurra che lui e' quello della canzone omonima, l'amico di sempre; non mi sembrava vero perche' e' completamente diverso da come ti immagini un amico suo.
Piero e' un bancario col fisico del bancario e l'atteggiamento del bancario, in apparenza.
Dopo ho scoperto una persona stupenda, disponibile, spiritosa con cui ho avuto un feeling immediato tanto piu' che ai vari pranzi siamo sempre stati vicini.
Luisa ha portato un paio di piatti preparati da lei per la cena (notevoli) e tutto il resto e' stato preparato da Raffaella con l'aiuto di una coppia di suoi amici reduci da un viaggio a Cuba.
La cena e' stata pantagruelica tanto che Francesco ad un certo punto e' sbottato dicendo che avevano preparato per sessanta e che avremmo dovuto tornare per una settimana a finire gli avanzi.
Nel frattempo erano arrivati il fratello Piero (come e' diverso!) con la figlia Malvina e il corista Lele (quello che canta nella canzone delle colombe e del fiore) con i quali si inizia la serata musicale fatta soprattutto di vecchie canzoni un paio delle quali sono state cantate anche da mamma Ester.
Il repertorio era vastissimo e ad un certo punto mi dice "questa e' per il milanese" e incomincia a cantare "Il mio gatto e' morto" di Ivan Della Mea chiedendomi di correggergli il dialetto (in effetti ha solo sbagliato un paio di accenti), poi quando gli amici di Raffa gli hanno portato un paio di cubani si e' messo a cantare "Comandante Che Guevara" poi siamo finiti alle canzoni di montagna, a due canzoni del fratello (una veramente bella) persino a "Come pioveva" il tutto naturalmente innaffiato con quantita' industriali di vino.
Pensate che a un certo punto della serata mi ha fissato e mi fa "tu hai l'aria di essere uno che suona la chitarra" porgendomela ed io ho dovuto ammettere che sono un ottimo ascoltatore e basta.
Alla fine della serata ci eravamo lasciati con l'accordo di rivederci la mattina dopo al lago noi due, Wolmer, Piero e signora e, ovviamente, Raffaella e Francesco.
Nel ritornare all'agriturismo dove alloggiavamo ci sono successe due cose simpatiche: la prima e' che abbiamo visto un camoscio sfilarci davanti col rischio di uscire di strada per non investirlo e la seconda che Gheroni ha chiuso male la porta d'entrata (data l'ora prevista del rientro ci eravamo fatti dare la chiave) chiudendo fuori tre ragazzi rientrati verso le cinque che ci hanno svegliato con i loro bestemmioni ma solo dopo una ventina di minuti all'addiaccio.
Comunque la mattina alle nove eravamo gia' in piedi per la solita colazione (io caffe', Guerino birra e panino col salame) e, dopo un salto a comprare i giornali e a rifarci la bocca con un rosso ci siamo diretti al lago dove come previsto la sera prima da Raffaella erano gia' arrivati Piero e Luisa.
Raffaella, molto gentilmente, ci aveva prestato due boxer (un po' larghi) per permetterci di fare il bagno in attesa del loro arrivo ed io ne ho subito approfittato perche' l'acqua era veramente calda. Mentre mi sto asciugando al sole vedo arrivare le due ragazze marchigiane che, saputo che Francesco sarebbe venuto qui, stavano girando a piedi tutto il lago per poterlo ammirare (???) in costume.
Finalmente arrivano anche loro con l'auto di Wolmer, il Guccio si butta subito in acqua mentre Raffaella, come il giorno prima, dopo averlo cosparso di crema si mette all'ombra a leggere il venerdi' di Repubblica e i giornali.
L'ora e' tarda, mezzogiorno circa, e forse per questo Francesco e' in gran forma e ci delizia con divertenti commenti sulle notizie quotidiane intervallate da qualche aneddoto sulla sua canoa e amenita' varie.
Verso le due andiamo a pranzo e finalmente riusciamo a pagare qualcosa anche noi (sara' l'unica volta) dato che fino a quel momento eravamo sempre stati anticipati (avevamo imparato da Wolmer la tecnica per impedire a Francesco di pagare sempre lui: consisteva nell'anticipare il gruppo al ristorante e consegnare alla padrona il portafoglio).
Dopo il pranzo Guerino voleva andare a prendere dell'acqua puzzola (quella che sa di zolfo, uovo marcio etc.) e quindi siamo partiti seguendo le indicazioni del Guccio, peraltro non tanto precise, mentre gli altri cinque si concedevano un meritato (?) riposo.
Non sto a narrarvi le peripezie fatte per trovare la fonte ne' la figuraccia fatta alla fonte stessa (magari a qualche raduno) vi dico solo che dopo tre ore eravamo di ritorno giusto in tempo per l'appuntamento a casa Guccini fissato alle cinque e mezza "per aiutarmi a tenere a bada i visitatori" come ci aveva detto Francesco.
In effetti il sabato e' stata una giornata particolarmente piena da quel punto di vista con ben 14 persone venute a trovarlo.
Alle cinque e mezza arriviamo a casa e il primo a venirmi incontro e' Andrea, il nipotino, che ormai mi chiama "il coach" dopo che il giorno prima avevo giocato un po' con lui a basket, con in mano la palla ma la signora Ester mi ricorda che devo controllare un paio dei suoi orologi piu' la pendola che avevo registrato la sera prima.
Finito questo controllo e' la volta della porta, quella antichissima di servizio che quelli di voi che sono stati a Pavana forse si ricordano, che durante la notte si e' irrimediabilmente rovinata.
Io, Piero e il Guerino in qualche modo riusciamo a farla chiudere e finalmente arriva anche Francesco che ci porta subito nel suo orto a raccogliere "quel che c'e'"
Che in effetti mica e' molto: dei fichi, un paio di pomodori e parecchie cipolle sono cio' che resta di commestibile mentre di ortiche ce n'e' una quantita' industriale (un paio le ho anche beccate...potro' scriverlo sul mio curriculum "orticato nell'orto di Guccini"?).
Prima di partire per la cena che si terra' all'agriturismo dove noi dormiamo faccio in tempo a visitare la libreria di campagna di Francesco, veramente impressionante con Raffaella che mi dice che a Bologna sono molti molti di piu', ed ad avere un tenero omaggio da Andrea che avendomi chiesto se ci saremmo rivisti l'indomani ed avendo ricevuto una risposta possibilistica mi ha donato un suo giochino aggiungendo: "se domani torni me lo riporti se no tienilo per ricordo".
Infine arriva la notizia: sta arrivando Teresa, reduce da un viaggio da Cuba (ma vanno tutti a Cuba quest'anno?); alle nove e un quarto il treno da Bologna la scarichera' a Porretta.
Arriviamo all'agriturismo alle otto e mezza e ci sono gia' gli altri quattro partecipanti alla cena: un ragazzo di Gorizia, vegetariano, che ha sposato la figlia di uno di Pavana che e' presente anche lui con la moglie; di questi ultimi due non posso dire granche' perche' erano all'estremita' opposta del tavolo mentre dei due ragazzi posso dire solo gran bene (e non solo perche' lui ha pagato la cena per tutti).
La tavolata era cosi' composta: a capotavola Piero, l'amico, di fianco a sinistra io, Guerino, la ragazza, la madre e il padre; a destra il ragazzo, Francesco, Raffaella (poi tra loro si intrufolera' Teresa), Wolmer e Luisa.
Siamo partiti con una barca di antipasti e poi ci siamo interrotti in attesa dell'arrivo di Teresa che il babbo era andato a prendere pilotato da Wolmer.
Quando e' arrivata io e il Guerino ci siamo guardati in faccia sbigottiti, il Guerino perche' era tre-quattro anni che non la vedeva e la ricordava piu' ragazzina e io perche'...lasciamo perdere...
E' alta-bionda-carina-simpatica...e pure figlia di Guccini...
Mamma perche' mi hai fatto cosi' presto?
Quella sera pero' un difetto glielo ho trovato: e' una maniaca telefonica, avra' passato mezza serata a spedire e ricevere messaggi e telefonate anche se il babbo la giustificava dicendo che a casa sua , a Pavana, non c'e' campo.
Intanto la cena e' andata avanti con tre primi e non so quanti secondi e contorni ed io essendo praticamente di fronte a Francesco dopo l'arrivo di Teresa ho dovuto tenere il suo ritmo nel bere e i miei ricordi si fanno un po' nebulosi.
Ricordo pero' bene due cose: la prima e' un BRAVO detto con voce tonante ad una mia affermazione e la seconda sono i miei tentativi di "vendere" ItFanMusicaGuccini arrivando persino a parlare dei vari siti a lui dedicati, al lavoro della Federica su televideo per il giorno del suo compleanno e persino del sito del Venturi con la traduzione in 26-27 lingue delle sue canzoni ad opera dello stesso che e' stato l'unico argomento che ha prodotto una seppur minima reazione.
In effetti anche a Pavana c'e' un computer ma in occasione di una discussione con gli inglesi venerdi' Francesco ha detto che non ha li' il collegamento internet.
Mi sono dimenticato di dirvi che durante la cena, all'aperto sotto un portico, siamo stati allietati dalla visita di due cuccioli di volpe che ormai sono stati semi addomesticati dai padroni e che si avvicinavano per prendere da mangiare: il ragazzo di Gorizia ha fatto molte foto e, se per caso leggi IFMG come ti ho consigliato, ti prego di spedirmene qualcuna.
Come tutte le cose anche questa serata ha avuto fine ed il nostro ultimo appuntamento (per quest'anno..spero) e' stato fissato per la mattina alle dieci e mezzo.
Sono andato a letto mezzo (tre quarti va') ciucco e molto triste perche' questa splendida esperienza stava per finire e non sapevo, e non so, se avesse potuto avere un seguito.
La mattina alle nove eravamo gia' in piedi e con la mente rivolta alla partenza, in piu' io ero anche preoccupato del traffico che avremmo potuto trovare (memore delle otto ore di Milano-Verghereto di inizio agosto) e, comprati i giornali e allietata l'ugola, alle dieci meno un quarto eravamo gia' arrivati a casa Guccini dove mamma Ester come sempre controllava il traffico seduta all'ombra dell'ombrellone.
Ma ecco all'improvviso una inaspettata visione: un qualcosa di gigantesco ed azzurro si avvicina a noi...era lui Francesco, col suo pigiamone azzurro, clamorosamente sveglio all'alba (per lui) che reclama il caffe' e non disdegna nell'attesa di sfogliare la mia Gazzetta per leggere della Pistoiese (che per inciso aveva perso tre o quattro a zero in casa). Nel giro di quindici minuti arrivano: prima due visitatori che vedono il Guccio in pigiama e dicono che hanno lasciato indietro mogli e figli e che forse e' il caso che tornino dopo poi Piero e Luisa e infine Wolmer, tutti in partenza, chi per Bologna chi per Pieve di Cadore chi (noi) per il lago di Garda.
Manca solo Raffaella (Teresa ha prenotato la sveglia per mezzogiorno e ci aveva salutati la sera prima) che appare con una camicia da notte che...lasciamo perdere ed e' quindi arrivato il momento dei saluti, baci e abbracci (il Guccio non l'ho baciato, Raffaella si') e via in fretta forse per esorcizzare la rabbia e la tristezza di una partenza che non avremmo certo voluto fare.
Poi durante il viaggio all'inizio ci siamo scambiati le nostre impressioni, le nostre sensazioni e le situazioni divertenti che avevamo vissuto ma dopo un po' ognuno di noi si e' rinchiuso in un silenzio che, almeno per me, era un modo per rivivere e riassaporare questo week-end molto particolare.
Con questo e' proprio tutto, spero che vi sia piaciuto o almeno che non vi siate annoiati troppo, io da parte mia spero di avere ancora qualche volta da raccontarvi "i miei giorni con Guccini".